Quattro giorni fa la notte amara di Monaco di Baviera, l’ultimo atto di una Champions sfumata contro il PSG, e adesso la sensazione netta che ad Appiano Gentile sia finita un’era. L’addio di Simone Inzaghi consuma lo strappo vero, rendendo quasi superflua l’idea di una rivoluzione totale della rosa. Più che di ribaltoni, la dirigenza nerazzurra dovrà parlare di rivalutazioni profonde. Che il successore in panchina si chiami Cesc Fàbregas, Cristian Chivu o Patrick Vieira, il nuovo tecnico si troverà a gestire immediatamente alcuni dossier caldissimi insieme alla dirigenza. Due nomi su tutti, simboli opposti della precedente gestione: Francesco Acerbi e Davide Frattesi.
Il bivio dei senatori e il nodo anagrafico Per il momento ogni mossa resta congelata, almeno finché il nuovo allenatore non prenderà possesso delle chiavi del centro sportivo. Certo è che l’arrivo di Fàbregas cambierebbe radicalmente le gerarchie. Acerbi, intoccabile per Inzaghi e perfetto interprete del blocco basso, potrebbe faticare con le idee del tecnico catalano, orientate verso una difesa alta, aggressione e riconquista immediata del pallone. A questo si aggiunge il fattore carta d’identità: a febbraio il centrale spegnerà 38 candeline, una dinamica che si scontra con la linea verde imposta da Oaktree. Il contratto scade tra un anno, ma l’Inter ha in mano un’opzione di uscita unilaterale inserita nell’ultimo rinnovo. La stessa identica scialuppa contrattuale è presente negli accordi di Sommer, Darmian, Mkhitaryan e De Vrij, gli altri over 30 il cui monte ingaggi pesa complessivamente per circa 21 milioni di euro lordi a stagione. Decisioni definitive? Se ne riparlerà solo al ritorno dal Mondiale per Club negli Stati Uniti, dove il vecchio blocco partirà regolarmente.
Il paradosso Frattesi e i movimenti in uscita Discorso opposto per Frattesi, l’uomo del destino che Inzaghi utilizzava con il contagocce. Suoi i gol decisivi a Monaco contro il Bayern e il sigillo nel 4-3 al Barcellona, eppure costretto a guardare dalla panchina l’intera finale contro il PSG. I malumori invernali avevano quasi portato all’addio a gennaio, sponda Roma, e dopo la finale il Napoli si era portato in pole position. Ora, però, lo scenario cambia: se da un lato la sua cessione potrebbe fruttare tra i 30 e i 40 milioni di euro, dall’altro una nuova guida tecnica potrebbe finalmente garantirgli la svolta e la centralità tanto cercate. Sul fronte uscite si muove anche Yann Bisseck, blindato in passato davanti a un’offerta da circa 30 milioni del West Ham ma sempre nel mirino dei club di Premier League. Chi saluterà sicuramente alla scadenza del mese sono Marko Arnautovic e Joaquin Correa, mentre per Mehdi Taremi e Kristjan Asllani la società valuterà eventuali proposte congrue.
Nuovi innesti e la suggestione argentina Ma il mercato dell’Inter non si fermerà ai soli innesti di Luka Sucic e Luis Henrique. Marotta e Ausilio cercano una punta di spessore da affiancare alla “ThuLa”, con i profili di Rasmus Højlund e Jonathan David sempre in prima linea e il giovane Ange-Yoan Bonny come alternativa valida. Per la difesa i fari sono puntati su Jhon Lucumí e Sam Beukema, senza perdere d’occhio Koni De Winter del Genoa.
Se la scelta della panchina dovesse ricadere su Fàbregas, il nome di Nico Paz passerebbe da semplice idea a obiettivo concreto. Il fantasista argentino, lanciato proprio da Cesc a Como, piace da tempo a Milano e l’ingaggio del tecnico catalano sarebbe una carta pesante da giocare. La trattativa è però un labirinto: il Real Madrid ha appena formalizzato l’esercizio del diritto di recompra sborsando i 9 milioni di euro pattuiti. L’idea di Florentino Pérez è rimetterlo subito sul mercato con una valutazione da 60 milioni. L’Inter potrebbe tentare la via di un prestito con diritto di riscatto, ma l’ostacolo maggiore è rappresentato proprio dal Como: grazie a una percentuale sulla futura rivendita ancora valida, i lariani avrebbero un vantaggio enorme nella corsa al giocatore, potendo di fatto reinvestire sul ragazzo con uno sconto reale che abbasserebbe il costo dell’operazione a 51 milioni. Una partita a scacchi complessa, in cui la scelta del nuovo allenatore muoverà la prima pedina.