Guardando le statistiche stagionali dell’Atlético Madrid, ci si aspetterebbe forse di raccontare un epilogo diverso. I Colchoneros hanno tenuto in media il pallone per il 49,2% del tempo, costruendo una mole di gioco che ha fruttato 35 reti complessive, di cui 27 di piede e 7 di testa, capitalizzando su 168 tiri totali e 87 nello specchio. Un attacco supportato da un giro palla solido: 6470 passaggi andati a buon fine con una precisione dell’84,99%, conditi da 147 assist e 125 dribbling riusciti. Anche dietro, la solita garra non è mancata. I 756 palloni recuperati, i 172 tackle vinti e i 60 tiri bloccati raccontano di una difesa rocciosa che ha concesso 28 gol. Una squadra disciplinata, tutto sommato, con 27 gialli e nessun cartellino rosso. Eppure, nel calcio i numeri non scendono in campo, e l’avventura europea dei madrileni si è infranta sul più bello.
A sbarrare la strada verso l’ambita finale di Champions League a Budapest ci ha pensato l’Arsenal, in una doppia semifinale che ha fatto discutere tanto per il verdetto del campo quanto per alcune questioni decisamente surreali. L’andata in Spagna si era chiusa in equilibrio, un botta e risposta tutto dagli undici metri: prima il vantaggio dei Gunners con Viktor Gyokeres, poi il pareggio di Julian Alvarez per i padroni di casa. Ma a tenere banco, nei giorni successivi, è stata la mano pesante della UEFA. L’Atlético si è visto recapitare una sanzione per lancio di oggetti — nello specifico, rotoli di carta igienica finiti sul terreno di gioco. E qui i conti della federazione si fanno confusi: si parla di una stangata a sei cifre da 150.000 euro, sebbene il comunicato ufficiale per la violazione dell’Articolo 16 riporti una multa da 15.000 euro. Poca tolleranza da parte di Nyon, che in questa fase a eliminazione diretta aveva già punito l’Arsenal con circa 2.250 euro per i fumogeni accesi dai propri tifosi in trasferta a Leverkusen, e lo Sporting CP con 2.750 euro, sempre per lancio di oggetti ai quarti di finale.
Polemiche a parte, il ritorno all’Emirates ha spazzato via ogni dubbio. Meno di una settimana dopo l’andata, un lampo di Bukayo Saka nel primo tempo ha regalato l’1-0 decisivo ai londinesi, rendendo vani gli sforzi e i numeri dell’undici di Madrid.
Ora l’Arsenal ha la testa a Budapest, dove incrocerà un Paris Saint-Germain che sta preparando l’appuntamento con una tranquillità invidiabile. Luis Enrique ha di fatto già archiviato la pratica Ligue 1 e può permettersi il lusso di fare calcoli. Conquistare il campionato è ormai una formalità: anche perdendo le ultime due partite, servirebbe un catastrofico ribaltone di 15 gol di scarto a favore del Lens per perdere il titolo, un’ipotesi ai limiti della fantascienza. Non sorprende quindi che il tecnico spagnolo abbia staccato la spina in campionato, lasciando a casa i pezzi da novanta per la penultima trasferta proprio contro il Lens. Gente come Achraf Hakimi, Willian Pacho, Nuno Mendes, Warren Zaire-Emery, Lucas Chevalier e Lee Kang-in non è nemmeno partita. Il messaggio è chiaro: a Parigi si pensa solo alla Champions. L’Arsenal è avvisato, la finale sarà una partita a scacchi contro un avversario fresco e totalmente focalizzato sull’obiettivo.