Non è un lunedì come gli altri per Jannik Sinner. Con l’ingresso nella sua 54ª settimana da numero uno del mondo, l’altoatesino ha ufficialmente messo la freccia, sorpassando il primo storico regno di Novak Djokovic (fermatosi a quota 53 settimane tra il luglio 2011 e il luglio 2012). Certo, la vetta assoluta del serbo con le sue 428 settimane totali è ancora roba da fantascienza. Per ora il mirino è puntato sui prossimi bersagli di questa speciale classifica: Lleyton Hewitt (75), Jimmy Connors (160) e l’apparentemente irraggiungibile Roger Federer, che dominò per 237 settimane consecutive.
Eppure, festeggiamenti a parte, l’impatto con l’erba di questo 2025 si sta rivelando decisamente più spinoso del previsto. I primissimi segnali d’allarme erano già suonati ad Halle, dove il debutto stagionale sul verde ha lasciato parecchio amaro in bocca. In coppia con Lorenzo Sonego — con cui non condivideva il campo dai fasti della Coppa Davis 2023 — Jannik ha subito una rimonta bruciante contro il duo Michelsen-Khachanov. Un 2-6 7-5 10-3 che brucia soprattutto per le dinamiche: avanti di un set e sopra 3-0 nel secondo, il doppio azzurro si è letteralmente spento. Che ci fosse un po’ di ruggine fisiologica era da mettere in conto, ma il vero campanello d’allarme è stato il servizio ballerino del numero uno, culminato col break decisivo nel secondo parziale ceduto a zero. Una spia accesa in vista dei primi impegni in singolare contro gente come Hanfmann e, in prospettiva, il sempre ostico Bublik.
Spostandoci sui prati di Church Road, la musica non sembra essere cambiata. La difesa del titolo a Wimbledon si sta trasformando in un vero e proprio percorso a ostacoli. Partite che sulla carta avrebbero dovuto rappresentare poco più di una formalità stanno diventando delle mini-maratone snervanti. La vittoria al secondo turno contro il numero 48 del mondo Nuno Borges, piegato per 7-6(4) 7-6(2) 6-4, ha ribadito come Sinner stia faticando a trovare le marce alte. È andata sicuramente meglio rispetto alla faticaccia da cinque set contro Miomir Kecmanovic all’esordio, ma il tassametro delle energie spende corre fin troppo veloce.
Basta dare un’occhiata ai numeri per rendersi conto della differenza di passo. L’anno scorso, nella prima settimana londinese, Jannik passeggiava sui resti degli avversari: prime tre partite archiviate perdendo la miseria di 17 game in appena cinque ore e un quarto di gioco. Quest’anno? In soli due match ha già lasciato per strada 39 game, rimanendo in campo per sei ore e due minuti. Un dispendio energetico che rischia di presentare un conto salatissimo, specie considerando la nuova ondata di caldo in arrivo su Londra per il weekend. Trentuno gradi previsti: roba che, come ha ampiamente dimostrato il Roland Garros, per il fisico di Sinner si traduce quasi in pura kryptonite.
L’aspetto interessante, però, è che il diretto interessato non si nasconde dietro a un dito. L’analisi clinica in sala stampa è parsa una lucida autocritica. Alla domanda se il suo dritto stesse girando a dovere, la risposta è stata tanto secca quanto onesta: “No, non lo è”. Da lì in poi, Jannik ha snocciolato un vero e proprio cantiere aperto: c’è da farsi vedere di più a rete, alzare l’aggressività, pulire gli spostamenti sul verde e, soprattutto, aggredire le seconde di servizio avversarie. La mancanza di un vero e proprio torneo di rodaggio completo in singolare prima dello Slam inevitabilmente si fa sentire, anche se per Sinner avere un tabellone subito in salita potrebbe non essere del tutto un male per farsi le proverbiali “gambe da erba”. Aver saputo gestire i momenti complessi contro Borges è un segnale di tenuta mentale, ma il prossimo turno contro l’americano Jenson Brooksby, avversario imprevedibile e senza nulla da perdere, ci dirà se il motore è finalmente a regime. O se, semplicemente, bisognerà abituarsi a soffrire.