La notte perfetta del Paris Saint-Germain Il Paris Saint-Germain è sul tetto d’Europa. Al termine di una finale letteralmente dominata a Monaco di Baviera, i parigini si sono laureati campioni annientando l’Inter con un rotondo e spietato 5-0. L’entusiasmo iniziale dei tifosi nerazzurri, accorsi in massa in Germania per spingere la squadra, si è sciolto progressivamente di fronte allo strapotere tecnico della formazione di Luis Enrique. Ad aprire le danze è stato Hakimi, ex della partita, dando il via a una serata da incubo per gli uomini di Simone Inzaghi, costretti alla resa totale in un secondo tempo a senso unico.

Un secondo tempo da incubo per i nerazzurri La ripresa ha visto l’Inter tentare un timido rientro, ma Donnarumma ha subito spento le speranze uscendo coi pugni sui saltatori avversari e murando il successivo tentativo di Barella. Da lì in poi, la partita si è trasformata in un assolo parigino e in un concentrato di frustrazione interista. Inzaghi ha provato a rimescolare le carte inserendo Zalewski, il quale ha però rimediato un’ammonizione dopo appena tre minuti per un fallo su Fabian Ruiz. Poco dopo, lo stesso tecnico piacentino è finito sul taccuino dell’arbitro per proteste, imitato nei minuti successivi dal nervosismo di Thuram e Acerbi, entrambi sanzionati col cartellino giallo. La sfortuna ha poi dato il colpo di grazia ai piani nerazzurri: Bisseck, entrato da pochi istanti, è atterrato male accusando un problema al flessore ed è stato costretto ad alzare subito bandiera bianca insieme a Mkhitaryan, lasciando spazio a Darmian e Carlos Augusto.

Nel mezzo del caos tattico e mentale dell’Inter, il PSG ha colpito senza pietà. Doué ha firmato la sua personale doppietta siglando il 3-0, facendosi poi ammonire per essersi tolto la maglia prima di lasciare il posto a Barcola. L’Inter ha perso anche Calhanoglu per guai fisici, sostituito da Asllani. Con la squadra milanese ormai sbilanciata e alle corde, Kvaratskhelia ha finalizzato un contropiede in velocità orchestrato da Dembelè, trafiggendo Sommer a tu per tu per il meritato poker. C’è stato ancora margine per un ultimo scatto d’orgoglio di Thuram, neutralizzato da un ottimo Donnarumma in estensione, e per un clamoroso errore sotto porta di Barcola, che ha graziato il portiere svizzero da due passi. Il sigillo finale è arrivato all’ottantasettesimo. Il diciannovenne Mayulu, mandato in campo pochi istanti prima al posto di Kvaratskhelia in un triplo cambio che ha coinvolto anche Ramos e Zaire-Emery, ha trovato il gol del definitivo 5-0 al primo tiro in porta. Un impatto semplicemente devastante.

Le fondamenta di un’era e il patto di ferro di Vitinha Quella costruita a Parigi è una macchina perfetta che non ha alcuna intenzione di smantellare i propri pezzi pregiati. Ne è la prova lampante Vitinha, centrocampista di livello mondiale e pilastro assoluto del progetto di Luis Enrique. Corteggiato insistentemente dal Real Madrid in vista dell’apertura del mercato estivo, il ventiseienne portoghese, legato al club fino al giugno 2029, ha voluto spegnere sul nascere ogni voce di addio. Ai microfoni di Canal 11 è stato categorico. Ha definito letteralmente una follia l’idea di fare le valigie in questo momento, ribadendo quanto lui e la sua famiglia stiano bene nella capitale francese. Il legame viscerale con il gruppo e la profonda stima per l’allenatore lo fanno sentire apprezzato, un affetto che sente di essersi guadagnato sul campo partita dopo partita.

Né Madrid né le tentazioni saudite D’altronde, i numeri parlano per lui. Dal suo arrivo dal Porto nel 2022, Vitinha ha messo in bacheca ben undici trofei, coronando un indimenticabile 2025 — impreziosito dalla vittoria della Ligue 1, della Coppa di Francia e, appunto, della Champions League — con un meritatissimo terzo posto nella corsa al Pallone d’Oro, piazzandosi solo dietro al prodigio del Barcellona Lamine Yamal e al compagno di squadra Ousmane Dembélé. Anche le faraoniche lusinghe della Saudi Pro League non sembrano scalfirlo minimamente. Con grande pragmatismo, il centrocampista ha chiarito di puntare a una carriera solida e stabile, sottolineando come raddoppiare o triplicare uno stipendio già di per sé eccellente in un top club europeo non cambierebbe la sua felicità. Le sue 34 presenze, condite da sei reti e otto assist, sono oggi il motore inesauribile di un PSG che continua a guardare tutti dall’alto in basso in Ligue 1 e si prepara a ospitare il Chelsea il prossimo 11 marzo, per l’andata degli ottavi di finale di un’altra, ambiziosa, campagna europea.