Partigiani (1)

25 apr Lettera ad un Partigiano, 68° anniversario della Liberazione

Partigiani (1)

Brescia, 25 aprile 2013

Caro P.

Posso chiamarti P., vero? Così nella mia mente potresti chiamarti Paolo o Piero, o come vuoi tu. P. è anche l’iniziale di Partigiano, e almeno fin lì ci siamo. Mi chiedi se l’abbiamo fatta, alla fine, la Rivoluzione, perchè tu sei morto troppo presto, sulle pendici di un monte col fucile in mano e non l’hai mai saputo. Beh… Sai, P. io non voglio deluderti, ma non è andata come avresti voluto. Io ti scrivo dal futuro, da un anno pazzo come il 2013: c’è stato un mezzo terremoto, qui. Stiamo distruggendo la Repubblica che voi avete costruito mattone dopo mattone, le cui basi – con sacrificio e amore – avete posto sulle ceneri del muro ormai distrutto del fascismo. P., oggi è il tuo compleanno, o quasi. È il 25 aprile: è un giorno che hanno dedicato a voi Partigiani, e tutti gli Italiani fanno festa per ringraziarvi. La cosa brutta, mio caro P., è che tanti non sanno nemmeno cos’è successo dal 25 aprile in poi in Italia, prendono l’occasione per stare a casa dal lavoro e chi s’è visto s’è visto. Credo che queste persone calpestino la storia dell’Italia, calpestino la vostra memoria. Se camminiamo su terra libera, dopotutto, dobbiamo ringraziare voi. Vedo ogni giorno il pullulare di neo-fascismo, in diverse forme. Sento cose che non vorrei sentire. P., se fossi qui oggi saresti sbalordito: ma come? Voi non dite niente? Non vi scandalizzate? La gente ha dimenticato cosa vuol dire Resistere. Viviamo in un mondo in cui noi giovani – come te e me – crediamo che tutto ci sia dato: non ci accorgiamo che ogni cosa che a noi sembra scontata è stata il frutto di anni di lotte. Quando penso che oggi votiamo, abbiamo diritti, possiamo scegliere ciò che preferiamo nella nostra vita, mio caro P., mi verrebbe voglia di abbracciare tutti voi Partigiani, con sincera gratitudine e affetto. Vi ammiro, davvero. Io non avrei il coraggio di lasciare tutto quello che ho, di dimenticarmi di tutte le comodità di una casa, di andare in montagna e vivere “di stenti e di patimenti” solo per inseguire il grande sogno della libertà. Non disperarti, P., per quello che ti ho detto. C’è gente che fa ancora della Resistenza il suo unico grande valore.

Una volta, un vecchio – magari è stato anche amico tuo – mi ha detto che essere Partigiano è come essere un poeta: è un concetto assoluto. Una persona non sceglie di diventare un poeta, lo è; così come si è Partigiani dalla nascita, non per scelta o vocazione. Ogni tanto passo davanti al monumento alla Resistenza che c’è nel mio paese, e mi sento così piccola di fronte al vostro coraggio. Vi sono grata, per tutto quello che avete fatto.

P., io ti abbraccio un po’ commossa. Spero che voi Partigiani saprete perdonarci se a volte gli Italiani si dimenticano di voi, e soprattutto se non siamo riusciti a cambiare il mondo. Qualcosa, tuttavia, ce lo avete insegnato: lottare contro ogni sopruso, contro ogni inganno, per la nostra libertà, per la nostra dignità.

Salutami tutti,

dai un bacio agli amici di mio nonno, che sono caduti con te.

Con affetto e devozione,

un’italiana che resiste.

 
 


Jennifer Guerra
jennifercoursonguerra@gmail.com

"A noi ci piace un casino confondere le idee, ma ci piacerebbe anche farvi ballare, ve lo garantisco"



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