Italiani-di-Domani

28 nov Beppe Severgnini ed Io: le Otto T per l’italia del domani.

Son sincero, stamattina ero impantanato nel nulla senza sapere cosa avrei potuto pubblicare oggi; poi, la svolta.
Alla radio intervistano Beppe Severgnini, giornalista e scrittore (Fonte: Wiki), per l’uscita del suo nuovo libro “Italiani di domani, 8 porte sul futuro”; mano a mano che ne spulciava gli argomenti, mi interessavo sempre di più e alla fine ho deciso di comprarlo per soddisfare la mia curiosità.
Questo libro parla a tutti coloro che si sentono italiani di domani, in grado cioè di poter far parte del cambiamento e magari anche di farlo partire, e Severgnini elenca, descrive e commenta otto T, associate a dei termini specifici, con l’intento di “offrire agli italiani di domani otto consigli semplici, onesti e concreti”.
Devo ammettere che l’idea di fare un parallelo con questo libro mi ha stuzzicato e non poco; percui eccomi qui ad elencarvi una per una le otto T del nuovo libro di Severgnini (che ho cominciato a leggere prima di scrivere questo articolo, per trattare gli argomenti con maggior precisione e correttezza) con una mia disamina personale su quanto ho sentito stamane alla radio durante nonstopnews e letto finora del libro in sé.

 

  1. Talento, siate brutali: Perché associare l’appellativo “brutale” con il termine “talento”? Perché riferirsi in modo fin troppo diretto a ciò che ci contraddistingue dai molti? Perché non é detto che il proprio talento corrisponda alle nostre passioni, per esempio; non sta scritto da nessuna parte che se abbiamo una passione, in quella risiede il nostro talento. Logico che se cosí é, tanto meglio per noi; ma dobbiamo essere pronti a comportarci in modo schietto con noi stessi e a trovare il nostro quid ovunque esso si nasconda.
  2. Tenacia, siate pazienti: Quante volte é capitato che (a chi di noi ha la fortuna di avere un fratellino/sorellina minore) una volta rotto un giocattolo ci venisse addossata la colpa, anche se noi eravamo innocenti, e ci é toccato incassare senza fiatare? Quante volte il docente (o ancor di piú, l’assistente) si é permesso di bocciare uno studente sull’onda del “lei non sa chi sono io” e allo studente é toccato ripresentarsi al prossimo appello, senza fiatare? Queste due situazioni sono molto simili l’una con l’altra perché accomunate da una caratteristica che ha permesso, al fratello maggiore prima e allo studente poi, di incassare il colpo ricevuto dall’autoritá di turno, mamma e docente, puntando dritto al suo obiettivo e con la consapevolezza che in un futuro lo raggiungerá.
  3. Tempismo, siate pronti: stamattina Severgnini aveva fatto l’esempio di un ragazzo di 25 anni che faceva richiesta di assunzione come informatico ad un’impresa e che l’impresa lo volesse assumere per gestire il proprio contatto Twitter; il giovane, spaesato perché non sapeva a cosa ci si riferisse, veniva quindi lasciato a casa e rimpiazzato bellamente. La morale di questa storia é, ovviamente, non perdere un treno nell’attesa (o nella speranza) che ne passino altri con la stessa direzione; perche una volta che le porte si chiudono e il treno parte senza di te, esso é partito e tu sei rimasto a piedi.
  4. Tolleranza, siate elastici: scrive Severgnini, citando Valerio Magrelli, “talvolta bisogna saper scegliere il bersaglio dopo il tiro”; scrivo io, citando mia nonna, “solo gli imbecilli e i sassi non cambiano idea quando cambiano le cose intorno a loro” ed il significato é piú o meno lo stesso. Puntare un obiettivo solo e non cambiare decisione neanche per idea é come seguire alla lettera un navigatore gps svasato che ti dice “adesso girare a destra” quando la curva é 200 metri piú in lá; rischi di finire male e subire oltre al danno, la macchina fuoristrada, anche la beffa, sentirsi un idiota perché non si ha dato il giusto peso sia al navigatore che alla strada effettiva.
  5. Totem, siate leali: non si riferisce ad un leali solo verso gli altri, riguarda una lealtá anche nei confronti di se stessi. Vuol dire porsi autonomamente delle regole (totem, appunto), sceglierle per nostro conto e secondo i nostri canoni; ma una volta scelte, applicarle senza indugio. Sempre riferito all’intervista di stamattina, Severgini faceva riferimenti “da catechismo” al piú semplice dei totem: non dire le bugie; quanti di noi sentono di poter affermare con sicurezza di vivere una realtá priva di bugie? Tanto per rimanere in tema religioso; “chi é senza peccato, scagli la prima pietra”, ricordandoci però che la realtá cambia se anche noi ci impegnamo nel cambiamento e contribuiamo adesso.
  6. Tenerezza, siate morbidi: Severgnini fa riferimento nel suo libro agli economisti e a come perfino loro, con la GNH (Gross National Happines) abbiano capito che il benessere non é solo questione di numeri al posto giusto, ma di qualitá della vita; ed anche io, come Severgnini, son convinto che noi italiani godiamo di una qualitá della vita con delle caratteristiche che il mondo intero ci invidia, ma delle quali noi non ci accorgiamo. Preferiamo definire terroni quelli del meridione tralasciando il fatto che, quando fai conoscenza in vacanza con persone provenienti dal sud, basta premere i tasti giusti e diventi come un amico di famiglia da una vita; facciamo diventare il sushi una moda senza considerare che la dieta mediterranea é patrimonio dell’umanitá e che tutto il mondo invidia la nostra arte culinaria; in sintesi, ci lamentiamo dei problemi senza ricercare le soluzioni. E proprio in questo dobbiamo essere piú morbidi: sopportare il peso di un problema e trovare un modo per disfarcene; crescendo nell’esperienza e nell’atteggiamento.
  7. Terra, siate aperti: “questa frase sa di leghismo -dice Severgnini- ma in realtá racchiude un concetto piú vasto: ricordarsi da dove si é venuti, perché anche i marinai hanno una partia.” E questa é una delle cose da ricordarsi a prescindere dalle scelte che faremo nella nostra vita; ricordarsi che, anche se il nostro desiderio é quello di scappare dal luogo in cui viviamo, quel determinato posto racchiuderá sempre l’inizio della nostra personale storia. Sará per sempre il posto dove tutto è cominciato; stará a noi scegliere se porre lí la nostra base o partire, l’importante é ricordare da dove si é partiti.
  8. Testa, siate ottimisti: il consiglio, tra i tutti, piú difficile da seguire perché diciamocelo senza peli sulla lingua: tra i tagli all’istruzione, sentirsi dire che siamo tutti choosy (schizzinosi, nde) e guardare al mondo del lavoro con la pulce nell’orecchio che ti sussurra “il posto fisso é monotono”; essere ottimisti risulta difficile. Ma come ci sono motivi per essere tristi, ci sono sempre pari motivi per essere felici; e se c’ tempo di lamentarsi, c’é anche per rimboccarsi le maniche e ripartire. Di base va considerato l’atteggiamento con cui ci si pone nei confronti degli ostacoli: c’é e ci sará sempre chi cerca soluzioni come non smetterá mai di nascere chi enfatizza i problemi; stará a noi decidere da che parte stare. E piuttosto che perdere tempo in chiacchiere e lamentele, seppur giustificate, conviene a tutti noi ottimizzare le nostre forze psicofisiche per ripartire, una volta per tutte e tutti insieme, con un’obiettivo comune: il benessere collettivo.

Se ve ne siete accorti, c’é una chiave di lettura che accomuna tutti questi punti otto punti: la fiducia.
Bisogna fidarsi del proprio talento, per poterlo esprimere al meglio.
Bisogna essere tenaci quando le cose non vanno come vorremmo, con la fiducia che miglioreranno, anche grazie al nostro contributo.
Bisogna avere fiducia nei nostri intenti e prendere con tempismo il primo treno, se sentiamo che può essere quello giusto.
Bisogna essere tolleranti con se stessi e ammettere che si può sbagliare strada, ma si può anche cambiare direzione in corso d’opera fidandosi anche di una scelta che prima appariva secondaria.
Bisogna porsi delle regole, dei totem, e bisogna fidarsi di essi proprio perché siamo noi ad averli scelti; perché li sentivamo piú nostri di altri.
Bisogna avere fiducia in se stessi ed essere teneri anche quando siamo circondati da problemi, perché un cattivo atteggiamento non porta da nessuna parte.
Bisogna aver fiducia della propria terra, delle proprie origini, delle proprie basi; perché anche se cadremo, avremo delle fondamenta sulle quali ricostruire.
Bisogna fidarsi della propria testa, del nostro intuito, delle nostre idee, del nostro carattere; perché su di noi dobbiamo basarci e da noi stessi dobbiamo ripartire.

Bisogna, in conclusione, fidarsi di se stessi; perchè come possono gli altri fidarsi di te, se nemmeno tu ti fidi di te stesso? 
 


Giacomo Zobbio
jekstain@gmail.com

Studente di editoria, archivista delle dispense e co-fondatore del FUBplus. Simpatico, affabile e sempre disponibile; sa sempre cosa dire ed ha sempre una parola buona per tutti e per tutto. Twitter: @JekStain



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