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29 ott L’amore ai tempi dell’Alzheimer: quando il sentimento batte la ragione.

Buongiorno a tutti; oggi volevo raccontarvi una storia che non centra niente nè con il marketing e nè coi turchi, nè con le news nè tantomeno con la tecnologia; questa storia parla dell’amore.

Amore sentimento incondizionato e incondizionabile dell’animo umano, amore che vive di istinti e di passioni; amore che molto spesso rompe la barriera della logica e malgrado tutto risulta fottutamente esatto seppur non segua uno schema preciso.

La storia inizia in questa famiglia già in là con gli anni, dove i coniugi hanno superato i 65 anni e i figli sono già fuori dalle mura genitoriali; all’età di 67 anni circa il protagonista della nostra storia, Paolo (nome di fantasia) è marito amorevole, padre affettuoso e nonno giocherellone, finché un giorno la vita gli verrà stravolta.
Inizia un periodo nella vita di Paolo in cui poco a poco a non riesce più a ricordare la sera cosa ha fatto la mattina, a ripercorrere determinate situazioni che gli erano successe a distanza di una settimana o di un mese, a rivedere nella sua mente alcuni eventi successi molto tempo fa; Paolo viene colpito dal morbo di Alzheimer.
Per chi di voi lettori non la conoscesse; la malattia (o morbo) di Alzheimer è definibile come un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. (Fonte: Wikipedia)
Paolo e la sua famiglia vengono fortemente scossi da questa notizia, anche e soprattutto per il fatto che l’uomo non si ricorda più moltissimi eventi trascorsi durante la sua vita e a prescindere dal fatto che fossero tristi o felici, Paolo li ha persi tutti; o quasi.

Paolo non si ricorda dei suoi figli, non dei suoi nipoti e tanto meno dei suoi vecchi amici; si ricorda solo di lei: Francesca (altro nome di fantasia), sua compagna di vita da quando erano giovani adolescenti.
E la cosa meravigliosa di questa situazione è che, nonostante la patologia lo attanagli da oramai 8 anni, Paolo di Francesca si ricorda tutto: la prima volta che l’ha incontrata, il primo bacio che è riuscito a rubarle, la loro prima canzone, la prima volta che hanno fatto l’amore; nella mente di Paolo, Francesca è un ricordo più vivido che mai.

La prima volta che ho sentito questa storia sono stato sopraffatto dall’emotività  mi si è letteralmente sciolto il cuore; cosa che spero di aver provocato anche in voi lettori.

La mia riflessione, che succede alla narrazione pedissequa della storia, non è che una captatio benevoletiae nei confronti di quel sentimento, l’amore, che nonostante tutto sa ancora rivelarsi il più forte di tutti.

Anche senza crogiolarmi in sentimentalismi, che riempiono da anni le storie di autori sdolcinati e mielosi come Moccia &co, ma ragionando proprio oggettivamente sull’avvenimento:  come è possibile che tale Paolo sia riuscito a vincere un round con l’Alzheimer?

Premesso il fatto che un essere umano in media usa il 10% del suo potenziale cerebrale e anche supponendo che Paolo fosse più intelligente di Einstein, che per chi non lo sapesse è storicamente noto l’uomo più capace del mondo con il suo 14% di potenziale; il morbo di Alzheimer intacca tutto il sistema nervoso e fa degenerare tutto il cervello fino a portarlo alla morte, come ha fatto Paolo a vincere? Come può mantenere tuttora, ma per quanto non si sa, ricordi lucidi e vivi di eventi che dovrebbe vedersi cancellati dalla memoria?

Questo è LA domanda da porsi, e LA risposta da darsi è intuibile in modo semplice se si riflette sul “chi” è perennemente presente nei ricordi di Paolo; lui risponderà sempre “la mia Francesca”.
Perchè per Paolo, Francesca è sua: ogni ricordo, atteggiamento, pensiero e sentimento vive in Paolo e con Paolo; Francesca vive in Paolo, e questo l’Alzheimer non è riuscito a portarselo via.

E senza volermi dilungare nei sentimentalismi, che già hanno riempito (e spero allietato) la vostra lettura, vorrei congedarmi a voi con la mia opinione personale sulla faccenda.

Non posso definirmi “un esperto” in amore, in quanto ho solo 21 anni e sono pienamente convinto che nemmeno in punto di morte potrò dirmi pieno conoscitore di questa materia; ma anche io, come suppongo molti di voi, sono stato innamorato.
E in alcuni momenti ho anche provato ribrezzo per questo immenso sentimento, che non è in grado di portare solo grandiose gioie ma anche fragorosissimi dolori; ecco: questa storia mi ha fatto capire che se mai mi capiterà di nuovo di odiare l’amore, dovrò darmi dello stupido.

Perché Paolo mi ha fatto capire che nonostante tutto quello che può succederti nell’arco di una vita l’amore resiste, anche alle malattie degenerative; l’amore sopporta, perché anche in malattia Francesca è con lui; l’amore vince, e tu vinci con lui.
Questa è la degna conclusione alla quale sono giunto sentendo questa storia e questo è l’invito che faccio a chiunque di voi lettori.

Innamoratevi, follemente e per sempre; così che anche l’Alzheimer di turno se ne debba tornare da dove era venuto, ma sconfitto. 
 


Giacomo Zobbio
jekstain@gmail.com

Studente di editoria, archivista delle dispense e co-fondatore del FUBplus. Simpatico, affabile e sempre disponibile; sa sempre cosa dire ed ha sempre una parola buona per tutti e per tutto. Twitter: @JekStain



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