Schermata 2012-10-15 a 13.28.58

16 ott La tragedia di Amanda Todd, vittima suicida del cyber-bullismo.

“Hello <3. I’ve decided to tell you about my never ending story.”
Così inizia il video che precede la tragedia; così da il suo saluto al mondo la piccola Amanda Todd, 15 anni, tradita da quel mondo (internet, n.d.e.) in cui riponeva la sua fiducia.

Siamo in Canada, a Vancouver, e la giovane Amanda, nata il 27 Novembre 1996, si sta intrattenendo in chat con un interlocutore a lei sconosciuto.

Quest’ultimo la invita a “mostrare le proprie grazie” scattandosi una foto con la webcam, per aumentare l’intimità della conversazione, e Amanda, probabilmente sospinta dall’ingenuità che accomuna la maggior parte degli adolescenti, si concede a degli scatti che finiranno poi per essere l’inizio della sua rovina.

L’uomo, un cyber-bullo, non appena ottenuti gli scatti comincia con un crudele terrorismo psicologico minacciando Amanda e obbligandola a dare spettacolo di sé, pena la pubblicazione delle foto sul web; pubblicazione avvenuta comunque, malgrado Amanda abbia deciso di sottostare al ricatto di costui che definire “uomo” è un eufemismo.

Le foto girano il mondo, raggiungono l’ambiente vicino alla giovane ed è un agente di polizia della zona residenziale di Amanda a metterla a conoscenza del fatto; andando a casa della famiglia di lei e sottolineando, con poche parole, che “ti hanno vista tutti”.

Amanda decide di reagire allo scherno in qualche modo e condivide il proprio punto di vista col web raccontando con un video su YouTube la propria, insostenibile, condizione di ragazzina imbrogliata e violentata socialmente; a farci caso, le braccia della giovane presentano dei tagli e vanno di pari passo col titolo che Amanda aveva dato al video prima che cominciasse a venire ripreso per commemorarla:
“My story: Struggling, bullying, suicide, self harm”
“La mia storia: lotta, bullismo, suicidio, autolesionismo”

(Per chi di voi lettori avesse intenzione, il video lo potete trovare tranquillamente su YouTube a questo indirizzo; io personalmente vi raccomando di tenere a portata di mano dei fazzolettini di carta, complice l’immensa emotività che scaturisce da questo video.)

Amanda non riesce nel suo intento ed è costretta a cambiare scuola e a cambiare città, tentando disperatamente di dare una svolta alla propria vita dopo questi tristi avvenimenti.

Avvenimenti che prendono sì una svolta, ma incommensurabilmente negativa: Amanda conosce un uomo, più grande di lei e già in una relazione con una donna; quest’ultima, presa da non si sa quale raptus, va a cercare Amanda e si vendica di questa conoscenza picchiandola davanti a degli spettatori che la incoraggiavano nel calcare ancora di più le botte.

Amanda tenta di farla finita subito dopo essere arrivata a casa: prende ed ingerisce della candeggina, nella “speranza” di porre fine al suo strazio; una semplice lavanda gastrica la “costringerà” a sopravvivere e continuare, seppur per poco, a sguazzare in quel fango che era diventata la sua vita.

Dopo il suo ritorno a casa apre il suo profilo di Facebook e non trova nient’altro che insulti ed inviti a farla finita, con spietati “amici” del social network che le ricordano però di bere la giusta dose di solvente per riuscire nell’intento.

Amanda non regge più e decide di farla finita, una volta e per sempre.

Dopo ciò che è successo, si può solo che far tesoro degli spiragli di riflessione che questo tragico avvenimento porta con sé; spiragli che non possono e non devono essere trascurati.

Il mondo del web è ed è stato fin dal giorno della sua invenzione una rivoluzione in tutti i sensi ma è proprio questo filo rosso tra un singolo utente ed il resto del pianeta che spesso viene tralasciato: la parola “Internet” va a braccetto con la parola “mondo”, il che significa che scrivere un commento e postarlo nel web non è come scrivere il numero del compagno di scuola che ci sta antipatico sulla porta del bagno con offerte sessuali spregiudicate ma risulta essere un effige trascritta in eterno su uno spazio dove può essere letta da migliaia di persone, la maggior parte delle quali sono obbligatoriamente sconosciuti.

Il “difetto” della rivoluzione-internet, che se vogliamo possiamo definire anche come “lama a doppio taglio”, sta proprio nel tipo di rapporto che si sviluppa tra il possessore di uno strumento che contempla l’utilizzo della rete e i suoi interlocutori: comodità a parte, non è un rapporto che possiamo definire “diretto” proprio perché gli interlocutori si rapportano per mezzo di uno strumento (Computer, smartphone, tablet) che non ha un volto, non ha una voce e non ha un’espressione; ha solo un freddissimo schermo.

Questo schermo ci protegge, perché possiamo cambiare pagina web per chiudere una conversazione che ci risulta offensiva, ma ci tutela anche se fossimo noi a voler insultare qualcuno, perché il nostro bersaglio se la può prendere solo con uno schermo e non con noi.

Questo deve essere l’insegnamento che possiamo trarre dalla tragica storia di Amanda: avere premura di tutto quello che si scrive, si pubblica, si fotografa, si commenta e si sostiene sul web; perché le persone sanno essere cattive tra di loro già a viso aperto, figurarsi poi se col viso nascosto da uno schermo.

 
 


Giacomo Zobbio
jekstain@gmail.com

Studente di editoria, archivista delle dispense e co-fondatore del FUBplus. Simpatico, affabile e sempre disponibile; sa sempre cosa dire ed ha sempre una parola buona per tutti e per tutto. Twitter: @JekStain