Internet

03 set La mia Inter – net

Io ho un’Internet dentro Internet. Un’Internet tutta mia.

Somiglia a quella che conoscete anche voi, solo che non la conoscete: è mia e basta. Nessun altro può andarci.

In verità, e non per complicare le cose a tutti i costi fin dall’inizio, il posto che sto descrivendo, tecnicamente, è un’Internet dentro un’Internet dentro Internet. Questo perché io, tanto per cominciare, faccio parte di un’élite interna all’internet allargata, sono membro di un’Internet esclusiva e privata, «riservata ai soci» e formata da cento persone. Queste cento persone sono state selezionate una a una da un leader che, con straordinaria lungimiranza, ha intuito la necessità di quest’Internet più piccola e privata già nei lontani i giorni degli “albori” di Internet. Allora sembrava assai improbabile che un giorno tutti potessero usufruire di Internet senza distinzioni, o anche solo che così tanti desiderassero farlo.

E nessuno, se non il nostro leader, era in grado di prevedere tutte le difficoltà che sarebbero sorte, quelle legate all’anonimato e ai camuffamenti i e alle transumanze gregarie/ovine dell’odio collettivo che hanno finito per caratterizzare Internet (e intendo l’Internet più ampia, quella non esclusiva, l’estesa Internet complessiva sulla quale, mi sovviene mentre scrivo, è probabile che stiate leggendo queste parole). Pare assai improbabile che queste tendenze fossero già evidenti allora. Eppure il nostro grande leader le intuì.

Ciò avvenne, voglio sottolinearlo, molto presto. A detta del nostro leader, l’Internet dell’epoca era composta soltanto (e, non si sa come, esattamente) da duecento persone. A un certo punto, il nostro leader apportò una qualche modifica tecnica (di aspetti tecnici m’intendo poco) per dividere quella prima Internet a metà: cento persone da una parte,

cento dall’altra. Stando ai suoi racconti (che sono gli unici di cui disponiamo), fu una suddivisione perfettamente equa. Nascondendosi dietro un’aria allegramente provocatoria, il nostro leader propose quindi una sorta di scontro tra fazioni, di «umani contro zombi», suggerendo che le due Internet venissero concepite come squadre in giocosa competizione, dando vita a un giocoso esperimento darwiniano per appurare quale delle due si sarebbe sviluppata maggiormente. Gli altri cento, quelli esclusi dalla nostra Internet, accettarono la proposta. Il leader riuscì ad abbindolarli con l’apparente equità del piano, tanto che loro quasi non si accorsero che si stavano escludendo da qualcosa. Poi, non appena la modifica tecnica divenne effettiva, il nostro leader prese le sue cento persone e, almeno agli occhi dell’“altra” Internet, scomparve. Di lui non si seppe più nulla.

Fu quest’“altra” Internet a svilupparsi in quella che ben conoscete, popolata da miliardi di persone e così ricca, francamente, di aspetti che lasciano confusi (io non riesco a usarla senza andare in confusione, ma immagino che se la frequentassi di più imparerei ad accettare questa sensazione come la norma). Nel frattempo, i cento continuavano a risiedere nella loro quieta Internet superiore, guidati dalla pedagogica mano del nostro leader, il quale aveva fissato due sole regole, entrambe di geniale semplicità: niente soldi e niente animali.

Le implicazioni/ricadute sono enormi. Immaginate, se lo ritenete, che anche la vostra Internet sia sottoposta a queste due limitazioni. Dubito che ci riusciate. Dentro i nostri rigidi confini, nascono fiori a milioni. E tipico dei limiti originare la bellezza, e la nostra bellezza ricorda quella di un giardino giapponese, anzi, potrebbe essere utile immaginarci come una

sorta di Internet “bonsai”. Abbiamo, tanto per fare un esempio, un modo tutto particolare di linkare le cose, completamente diverso dal vostro e con una diversissima esperienza di link. Scopro anzi, facendo una ricerca sulla vostra Internet, che da voi l’espressione «esperienza di link» nemmeno esiste. In estrema sintesi, ciò che voi fate velocemente, noi lo facciamo con lentezza. E fa molta differenza. Questa e altre premesse tecniche che regolamentano la natura della nostra “Internet dei cento” sono garantite da una serie di scelte azzeccate compiute dai nostro leader all’inizio di tutto, e incorporate in quella che lui chiama «l’infrastruttura», altro concetto al di fuori della mia portata.

Per le informazioni su quei primi tempi, noi cento dobbiamo affidarci ai racconti del leader, e questo perché nessuno di noi faceva parte del gruppo originale. Siamo arrivati dopo, avanzando per tentativi ed errori nell’Internet allargata come chiunque altro. Ma ogni volta che qualcuno di quei primi cento sceglieva di tornare al l’Internet allargata, o deludeva il nostro leader in un modo nell’altro e veniva cacciato, il leader selezionava personalmente, tramite invito segreto, i sostituti di chi se nera andato. Io sono entrato come sostituto.

I cento fondatori hanno giurato di mantenere il silenzio (per quel che ne so, in questo momento la mia voce potrebbe raggiungere uno di loro). Ecco perché i cento attuali, noi, su quei primi tempi possiamo solo fare congetture, e scambiarci aneddoti su come siamo stati scelti dal leader. Ultimamente il nostro numero è abbastanza stabile, anche se a volte capita ancora che qualcuno scompaia e venga rimpiazzato. Tutti insieme, collaboriamo con i nuovi arrivi per metterli al passo.

Però, ho cominciato ad avvertire il desiderio di andare più a fondo, il bisogno di un’esperienza più profondamente esclusiva, ed è questo che mi ha spinto a creare un’Internet tutta mia. Lo stimolo, anche se preferirei di gran lunga non parlarne, mi è venuto scoprendo un fatto scioccante: dopo alcuni degli ultimi congedi dalla nostra élite dei cento, i l leader ha cominciato a colmare le perdite non con altri partecipanti effettivi, ma “inventandosi” delle persone. Con questo intendo dire che lui stesso è stato scoperto a farsi passare per più d’uno dei nostri cento. Quanti, esattamente, non lo so, così come non so da quanto duri l’inganno. A dire il vero, il nostro leader non è stato colto sul latto. L’ha rivelato lui stesso disseminando una serie d’indizi via via più scoperti, piccole beffe che, pur inequivocabili, lui si rifiuta di confermare. L’ha rivelato a me e forse a un paio d’altri, ma è altresì possibile che questi altri siano a loro volta facce del nostro leader.

Va da sé che l’atmosfera tra noi cento (anche se non sono nemmeno più sicuro che «cento» sia il termine corretto) è mutata in modo lieve ma decisivo. Ora la gente sembra parlare per “codici”.

Se un tempo avrei detto che tra di noi non esistevano segreti (nelle e-mail della nostra élite erano sempre in copia tutti), ora non ne sono più così sicuro. Non so nemmeno dove inizi e dove finisca questo «noi». Mi domando se il nostro leader abbia adeguatamente valutato fino a che punto una simile incertezza si ripercuota sulla nostra capacità di definirci e sull’umore che regna nella nostra Internet speciale, considerato quanto fin dall’inizio la ristrettezza dei nostri vincoli ci ha definito. Aggiungiamoci soldi e animali, e mi chiedo se davvero saremmo ancora così diversi dall’Internet allargata.

E questo, a ogni modo, che mi ha spinto a creare la mia Internet privata, impresa durata varie settimane e che ora è finalmente completa. Credetemi, per uno poco incline agli aspetti tecnici non è stata una passeggiata, e solo le circostanze più estreme avrebbero potuto animarmi a intraprenderla. A differenza dall’Internet dei cento, che se ho ben capito ha sede in una porzione di cyberspazio completamente isolata dal resto, io ho nascosto la mia nuova e ristrettissima Internet dove può vederla chiunque, senza però intuire neppure per un istante che cosa ha visto. Se ne sta nascosta come un granello di sabbia sulla riva dell’Internet allargata, che le si infrange addosso Come un’onda, ma senza minimamente alterarla. Qui è dove posso infine respirare libero. Se «su Internet nessuno sa che sei un cane» (per scoprire questa battuta ho dovuto visitare l’altra Internet, perché, come ricorderete, il nostro leader ha specificato «niente animali»), allora ben più serio potrebbe essere il timore implicito: «Su Internet, nessuno sa quanti cani ci siano».

Ma sulla mia Internet nessuno deve chiederselo.

Sulla mia Internet, sai perfettamente chi sei. Sei me.

Traduzione di Matteo Colombo

Fonte GQ settembre 2012. Racconto di Jonathan Lethem. 
 


Andrea Pavoni
andpavoni@gmail.com

E' il lato tech del FUBplus. Appassionato fino al midollo di informatica e tecnologia. Gran lavoratore, disponibile, paziente e amico fidato. Con un computer sarebbe in grado di conquistare il mondo!