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12 dic The Lady is a Tramp – Puntata 8 – Nirvana & Cacharel

C’è stato un orribile periodo della moda italiana, segnato dall’avvento di Abercrombie & Fitch nella moda milanese, in cui se non avevi una camicia tartan eri uno sfigato. In realtà la storia delle camicie tartan è oserei dire millenaria. Tralasciando gli scozzesi – e i loro meravigliosi kilt – l’armadio di tutti i nostri nonni e papà è fornitissimo di camicie a quadri. In verità in verità vi dico che dobbiamo ringraziare (o maledire?) i tristissimi grunger se ancora oggi i nostri negozi sono farciti di questa splendida fantasia. Il punto è che gli interessi dei grunger di Seattle erano fondamentalmente due: l’eroina e la musica. E allora, prima ancora che segno di appartenenza ad una cultura suburbana, la camicia tartan, i jeans strappati e le converse erano un segno di trascuratezza. La camicia era infatti il capo usuale dei taglialegna, che a quanto pare pullulano in quel di Seattle. La cosa divertente è che il gruppo grunge più rappresentativo (e, ci tengo a sottolineare, rappresentativo) della storia della musica, ovvero i Nirvana, non era originario di Seattle, ma di un paesino ancora più sfigato abbastanza vicino alla città.

C’è da dire che pur essendo musicalmente amati/odiati, i Nirvana hanno fatto la storia degli anni ’90 e, a mio avviso, assieme a pochi altri gruppi, sono i “sopravvissuti” del rock, cioè quei gruppi che sono riusciti a spaccare davvero – perdonate il francesismo – i culi anche quando l’epoca d’oro del rock era finita da un pezzo. È vero infatti che il leader Kurt Cobain è ancora l’idolo di moltissimi giovani e non, e sicuramente di tutti i venditori ambulanti di gadget musicali.

È proprio la chiara ispirazione Grunge che guida la Pre Collezione Autunno Inverno 2011 di Cacharel: oversize, tartan, lana pesante, sovrapposizione. Androginità, persino nella presentazione: capelli corti, bianchi, gambe nude e magre, berretta a nascondere il volto, struccato. Nulla di femminile. La donna grunge di Cacharel è però affascinante, dall’aria ribelle. Un’ottima collezione, basica e asciutta, priva di pretenziosità, ma che non sfocia nel forzato minimal: una non-moda, che incarna perfettamente la sterile realtà del giovane americano sperduto degli anni ’90. E, forse, degli anni 10.

 
 

Jennifer Guerra
jennifercoursonguerra@gmail.com

"A noi ci piace un casino confondere le idee, ma ci piacerebbe anche farvi ballare, ve lo garantisco"